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lunedì, novembre 19, 2007

Il Calcio Amatoriale

Stress, stampa, pressioni, ritmi altissimi... La vita del calciatore professionista è innegabilmente dura. Ma ci crediate o no, quella dell'amatore è molto peggio. Eccovi il perché, dalla A alla Zeta..
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Avversari.
Il professionista che marca Corini o Zidane sa a cosa va incontro. Il dilettante parte sempre al buio: si trova davanti uno sconosciuto alto un metro e venti per scoprire, al primo corner, che ha un’elevazione alla Magic Johnson. Quando prende le misure è già sotto di tre gol.
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Bestemmiare.
Perché in serie A, piaccia o meno, gli arbitri lasciano fare. Tra i dilettanti invece sembra di essere in oratorio, e non solo per il livello di gioco: ti scappa un ***** e sei sotto la doccia......si sulla carta forse...
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Colleghi.
Anche per il professionista la sconfitta è un dramma, ma dura meno. La domenica sera, dopo il processo di tifosi, commentatori, moviole, è tutto finito. Per l'amatore il dramma comincia lunedì. “Com'è andata? Perso ancora? Ti ho sempre detto che sei un cesso! Quand'è che appendi le scarpe al chiodo?” e via con queste esilaranti battute.
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Docce.
Tra i professionisti non hanno mai procurato vittime. Tra i dilettanti, migliaia. Almeno finché gli spogliatoi dei campi comunali e parrocchiali continueranno ad essere progettati con quella singolare caratteristica: giri la manopola di mezzo grado a sinistra ed esce acqua a venti gradi sotto zero, di mezzo grado a destra e raggiunge l'ebollizione.
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Estetica.
La moda di questi anni vuole maglie molto ampie e pantaloncini enormi. In serie A fanno la loro figura, tutti solidi e muscolosi. I dilettanti: gambe come sedani, braccia come ramoscelli d’ulivo. È l'unico caso in cui è giusto rimpiangere la moda degli anni Settanta.
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Gioco a zona.
Sembra sia diventato obbligatorio anche nelle partite scapoli-ammogliati. Un dramma per migliaia di stopper e terzini che vorrebbero tanto imparare a palleggiare e devono invece cavarsela tra ripartenze e diagonali.
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Infortuni.
Se s'infortuna Di Livio: auguri dei colleghi, soldi dell'assicurazione, medici in fila per rimetterlo in sesto. Se v'infortunate voi: in fila per andare dal medico, cazziatone dal datore di lavoro, musi lunghi in famiglia. E inoltre: pagare!.
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Mogli.
“Il calcio è un hobby, giusto? Quindi domenica puoi rinunciare, ho voglia di andare al mare”. Queste agghiaccianti frasi sono il pane quotidiano per migliaia di amatori, sposati o fidanzati. Come spiegare a lei che domenica c'è il derby e non rinuncereste per niente al mondo? Non riuscite nemmeno a spiegarlo a voi stessi!
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Nebbia.
Ha il difetto di calare verso sera, quando l'amatore va all'allenamento, tramutando il campo di gioco nel palcoscenico dei Pooh. Cala raramente lunedì, quando si corre, e spesso mercoledì, quando si dovrebbe giocare. .
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Quarantenni.
Perché i quarant'anni del grande calcio (vedi Zoff, Viercowood...) sono considerati degli eroi mentre i dilettanti della stessa età dei debosciati perdigiorno?
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Tacchetti.
6 per i terreni pesanti, 13 per quelli asciutti: facile la scelta dei professionisti. Volete mettere con gli amtori, messi davanti a terreni che variano tra desertici, argillosi, paludosi, ortolani, gibbosi, montani, fognari, rocciosi, sassosi? Neppure con settanta paia su misura si potrebbe risolvere il dilemma.
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Uragano.
Calamità naturale che, alla pari di neve, fango, grandine, lava vulcanica, non implica quasi mai la sospensione o il rinvio di una partita. E poi l’amico che va in palestra vi dice: “Il calcio è uno sport per fighette”.
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Videoriprese.
Gli amatori che hanno provato a rivedersi sono rimasti scioccati. Sembra una partita alla moviola! Per non dire del resto: quelli che in campo sembravano stacchi aerei si rivelano essere dei balzelli di 3 cm., le cannonate in porta dei retropassaggi... Se non vi siete mai ripresi, non fatelo mai: meglio vivere nell'illusione.
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Secchio con Acqua, spugna e fantasia.
È di fianco alla panchina della squadra di casa. Di solito è color blu slavato oppure bianca, col manico rigorosamente di ferro. Sembra un comune secchio pieno d'acqua nella quale galleggia una vecchia spugna dall'aspetto ripugnante ma per il mondo del calcio amatoriale è più portentosa del Sacro Graal. Quell'acqua viene applicata, indifferentemente, per curare pallonate al basso ventre, testate in mischia, tacchettate sulle coscie, ematomi e distorsioni; inoltre la si usa per rinfrescarsi la testa (facendo ben attenzione che acqua e sudore colino di nuovo dentro al secchio) e infine - in questo preciso ordine - per dissetarsi.Siccome l'addetto al secchio è solitamente un panchinaro infelice e vendicativo, non è raro imbattersi, soprattutto a fine stagione, in secchi d'acqua nei quali s'intravvedono nuove e curiose forme di vita vegetale e animale.
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“Batto alla Maradona”.
Una bella punizione dal limite dell'area, con la barriera avversaria che già trema all'idea di una possibile pallonata. Sarebbe il momento ideale per far tirare al compagno con il calcio più potente: cinque passi di rincorsa e una bella botta rasoterra, con gli occhi chiusi.Purtroppo, da quando mille moviole cominciarono a esaltare le prodezze balistiche di Maradona, Platini, Baggio & c., c'è sempre quello che s'impossessa del pallone con l'agghiacciante frase: “Batto io: batto alla Maradona”.Da allora le vigorose sfide del calcio amatoriale sono imbruttite da loffi pallonetti che sorvolano di sei metri la traversa, tentativi di calci ad effetto che si risolvono in terribili sbucciate con rotule partite per la tangente, tiri telefonati con prefisso internazionale bloccati sbadigliando dal portiere.E dire che perfino una statistica ha spiegato quanto sia più conveniente calciare di potenza e senza tanti complimenti: su dieci punizioni alla Maradona si segna una volta; su dieci calciate di potenza ne entrano tre. Meditate mister, meditate.
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“Troviamoci sul presto”.
È l'invocazione-rito che molti allenatori fanno prima delle gare importanti. Costoro sperano che trascorrendo assieme una mezz'ora in più si cementi quello spirito di gruppo che dovrebbe stare alla base di tutte le vittorie di squadra. Così, se la partita è alle nove di sera, facile che l'appuntamento sia fissato per le sette, con la minaccia “Chi ritarda sta fuori”.Avete un bel correre voi, che per non rischiare di restare imbottigliati nel traffico e fare tardi vi mettete in strada con anticipo fantozziano per arrivare al campo puntuali; e alla faccia dello spirito di gruppo, giocherà il solito Derossi (o come cavolo si chiama quello che gioca con voi) che si presenta in spogliatoio fischiettando alle nove meno cinque...
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E per finire....
.Zero!.
I motivi per cui, nonostante tutto questo, rinuncereste a giocare.
FORZA AMATORI !!!

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